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Brindisi

Da sempre, nella storia, Brindisi ha recitato il ruolo di porta dell’Oriente, inevitabile porto per l’imbarco, in ogni epoca, verso la mitica Grecia o le affascinanti ricchezze dell’Asia. È un ruolo, questo, che la città ha sempre saputo assolvere con il prestigio che le deriva dal suo rilievo strategico e dall’importanza del suo scalo, unico vero grande porto dell’Adriatico centro-meridionale.
 Leggere oggi, nel tessuto urbano, i segni di questo protagonismo non sempre risulta facile a causa delle radicali trasformazioni che ha pesso subito in tempi moderni, ma senz’altro, l’atmosfera che tutt’ora, giungendovi, si respira, è quella della città che ha fatto del suo porto, dei traffici, del commercio, un filtro di importazione di correnti culturali e artistiche, dove si mescolano tradizioni, esperienze, cultura. Il nome di Brindisi le deriva secondo la leggenda da Brento, figlio di Ercole Libico dell’VIII secolo A.C.; secondo la voce messapica brunda o brendoBrindisin (testa di cervo), dalla caratteristica forma del suo porto costituito da due seni ramificati. Ancora oggi è il cervo, assieme alle colonne terminali della via Appia, il simbolo che campisce lo stemma cittadino.

Documentata è dunque l’origine messapica della città, ma è con l’occupazione romana del 266 A.C. e con il trasferimento di una colonia latina nel 244 che Brindisi cominciò ad acquistare prestigio divenendo in breve un’importantissima base navale per le guerre espansionistiche romane. Dal II secolo a.C., inoltre, fu collegata direttamente con Roma dalla via Appia, una delle più importanti arterie di comunicazione dell’antichità che, dopo aver toccato Taranto,

proprio davanti al porto di Brindisi vedeva la sua stazione terminale. In età imperiale, sotto Traiano, all’Appia si aggiunse la via Traiana che lambiva Canosa e, seguendo un percorso costiero attraversando Bari ed Egnazia, collegava questi centri al porto più importante della regione. Brindisi durante questi secoli fu una grande e monumentale città ma, purtroppo, ben poche sono le testimonianze che si sono conservate fino ad oggi. Se nel Museo Archeologico di Piazza Duomo vi è una notevole collezione di reperti romani (soprattutto anfore restituite dal mare dopo ricerche di archeologia subacquea), dei più importanti monumenti come il foro, le terme, i templi e i teatri non resta traccia alcuna e l’unica memoria del prestigio della Brindisi romana è costituita dagli avanzi delle colonne che con ogni probabilità segnavano il punto terminale della via Appia.

Delle due colonne in marmo cipollino, solo una, coronata da un prezioso capitello con i busti di Nettuno, Giove, Pallade e Marte, è tutt’ora collocata al termine della scalinata che si affaccia sul lungomare Regina Margherita.

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